Buonasera / Buongiorno a Tutti,
…e Buon 2020! Un po’ in ritardo in effetti, ma ho trovato del tempo solo adesso. Non mi sono mai fermato con il lavoro, poichè sono in fase di realizzazione di due Libri Cristiani, che andranno in due splendidi Luoghi; ma necessariamente devono essere terminati entro marzo di quest’anno. Attualmente sono sempre in lavorazione sul primo. Esso è un volume interamente fatto a mano (compresa la carta) ed è relativo a un argomento Cristiano, riconosciuto dalla Chiesa Cristiana e come tale ne rispetta a pieno i canoni. Nulla di strano quindi, se non fosse che per alcune persone, tale argomento (che per adesso non posso rivelare), lo considerano un po’ una sorta si superstizione popolare. Da qui, mi è venuto in mente che non sono mai stato pienamente d’accordo con l’affermazione:

la superstizione è figlia dell’ignoranza“.

Come in ogni qualsiasi altro argomento, bisogna giudicare caso per caso. Johann Wolfgang Goethe ha detto relativamente ad essa:

La superstizione fa parte della natura dell’uomo e se ci si ripropone di rimuoverla del tutto, essa si rifugia nei cantucci e negli angoli più strani, da dove, appena si ritiene di esserne abbastanza sicuro, all’imporvviso torna a fare la sua comparsa“. Mentre nel XVI secolo Martin Lutero la definì una “fede distorta“. Due affermazioni importanti. La prima ci mette davanti a un’idea che essa possa essere parte dell’Uomo e della sua Natura (infatti nel contemporaneo la psicologia se ne sta interessando), l’altra che possa essere una distorsione della Fede e della Spiritualità. Per definizione di vocabolario infatti, la Chiesa combatte ogni forma di superstizione: “Per la Chiesa cattolica la s. comprende ogni atto di culto falso e superfluo, per es., di reliquie non ufficialmente riconosciute, le preghiere a fini illeciti ecc…” [TRATTO da: Enciclopedia TRECCANI on-line visibile completamente alla pagina: Superstizione.

Il primo aspetto, quello psicologico è ancora in fase di studio. Mi sento però di dire come artista rituale, che percepisco la superstizione molto affine alla ritualità, in questo frangente. Ossia, credo che entrambe siano insite nell’Uomo come una manifestazione e “cura” per cercare di smorzare e limitare le proprie ansie. Ho imparato molto, in questi termini, dal mio comportamento, quando sono stato soggetto per 15 anni a ansia cronica. La ritualità, in questo aspetto, si fonde molto con la superstizione ed entrambe diventano un tampone per i processi celebrali, che portano gli ansiosi a farsi del male con le così dette “Seghe Mentali“. Scrivo maiuscolo queste due parole, perchè non sono “parolacce di gergo”, ma un ottimo libro di Giulio Cesare Giacobbo, che spiega benissimo tale processo e tale auto-corto-circuito celebrale. Ricordo miei comportamenti assurdi, che allo stesso tempo però generavano un effetto calmante sulla somatizzazione delle “paure” che il mio cervello creava. Allora, non scendevo dall’auto se l’autoradio non era sintonizzato sulla stazione radio che trasmetteva musica quando nacque mio figlio. Non scendevo dall’auto, non uscivo di casa, se qualche display di orlogio, televisore, contachilometri ecc..ecc.. formava il numero 118. Non scendevo dal letto, se l’orario non era dispari. Potrei continuare a descrivervi miei comportamenti assurdi, per le prossime 24 ore… Fatto sta però, che ho preso coscienza velocemente, che tali comportamenti erano derivati da fatti positivi o negativi relativi ad essi. Quindi in me, evitare certe cose o farle al momento “ritualmente” opportuno, dava sicurezza, calmava l’asia e successivamente i suoi sintomi. Siamo onesti con noi stessi, l’asia produce sintomi devastanti e invalidanti (quando diventa cronica e di forte intensità), per i quali alla fine non riesci più a uscire di casa, come è successo a me. Quindi la persona che si trova soggetta ad essa, si affida e sperimenta tutto ciò che può farla stare un po’ meglio. Oggi, che ho sconfitto anoressia, depressione e ansia cronica, quasi tutti questi comportamenti l’ho persi. Me ne rimangono solo due o tre, per questioni di salute e di rispetto. Ed è per questo motivo che all’inizio dicevo che la superstizione, in alcuni casi, non è figlia dell’ignoranza.

Perchè è anche vero, che le persone superstiziose non sono necessariamente ansiose o bisognose di sicurezza. Come ci ricordano Goethe e Lutero, c’è una componente naturale, una di fede, di religiosità, di radici culturali ecc.ecc. Ci sono stati comportamenti superstiziosi / religiosi in passato, che la Chiesa pian piano ha deciso di assecondare e poi inglobare del tutto. Un esempio su tutti, la venerazione di alcuni tipi di reliquie. Il Dizionario della Superstizione e il Dizionario Infernale (che ripeto ancora: non è il libro che può sembrare dal titolo), ci raccontano storie e usanze scaramantiche accadute nel corso dei secoli, bellissime. Assurde si, ma particolari e di rara bellezza. Nel Dizionario della Superstizione di Helmut Hiller, c’è anche una importante e esaustiva postfazione, che parla della superstizione. Questo libro, in questo determinato capitolo, ci racconta come nel manuale evangelico “La religione nella storia e nel presente” viene scritto:

A seconda dell’atteggiamento di chi prega, la stessa preghiera può dunque essere un’espressione di fiducia e di fede, oppure una formula di scongiuro applicata in modo superstizioso. La differenza sta soltanto nell’atteggiamento interiore del credente ovvero del superstizioso“.

Questa affermazione, con cui concordo ci dimostra quanto sia labile il confine tra Fede e superstizione, fra Religione e Culto Pagano o Culto distorto o deviato. In altre parole, non mi sento di condividere l’affermazione di una superstizione figlia dell’ignoranza, poichè essa certe volte nasce da vera e propria scaramanzia, certe volte da una Fede profonda magari contaminata dal troppo Sentimento, dal rispetto, dall’Amore per il Divino e tanto ancora. Facciamo alcuni esempi curiosi, tratti dal Dizionario della Superstizione.

Il Fischio. si dice che “chi fischia, chiama vento e tempesta“, oppure “fischiare prima di andare a dormire fa accorrere il Diavolo” e anche “che le ragazze non devono fischiare altrimenti, il Diavolo se la ride“. Questo mi ricorda anche una ricetta con cui si apre un manuale di stregoneria del ‘300. Diceva che per creare un temporale che servisse a distruggere i raccolti dei contadini, si doveva “evocare il Diavolo, acciuffarlo e infilarlo in una pentola“. Se leggiamo queste frasi in termini razionali e oggettivi, salta subito agli occhi, che è superstizione derivata da una bassa cultura. Statisticamente, sono bassissime le probabilità che ogni volta che fischio chiamo vento e tempesta o che il Diavolo rida o che ancora, accorra da me (soprattutto se poi il mio desiderio fosse quello di cuocerlo). Relativamente all’atto di Pregare invece, si diceva che “i bambini con i pidocchi rossi non pregano volentieri“. Anche in questo caso, la statistica ci viene incontro e dichiaratamente ci fa capire che anche questa è superstizione derivata dall’assurdità.

Invece c’è un bell’esempio di superstizione derivata dal fraintendimento. Il tanto bistrattato numero 17 (che io adoro) sembra debba la sua cattiva fama al fatto che in numeri romani si scrive XVII che è l’anagramma della parola romana VIXI (ho vissuto), che veniva incisa sopra i sarcofagi e le urne funerarie romane. Qui però, il ragionamento esoterico ci fa fare un passo avanti. VIXI poteva essere inciso dallo scultore, che immedesimandosi nel morto a cui faceva il sarcofago, ne tracciava la sua ultima parola (VIXI). E ci stà. Oppure veniva scritto per ricordare che il defunto, aveva vissuto, quindi era in vita e ora ha terminato il suo cammino. In entrambi i casi, VIXI è visto in maniera funesta, negativa, legata al trapasso. L’esoterismo invece spesso ci ricorda che la morte in per se stessa, non è una tragedia, ma è una trasformazione della materia, un passo verso qualcosa di ancor più bello e evolutivo. Quindi è vista in maniera positiva. Anche il Cristianesimo, al di là della sofferenza di coloro che conoscevano il defunto, la vede in termini positivi, poichè se sei stato un Buon Cristiano, dopo la tua morte ascenderai al Paradiso e alla Vita Eterna, nonchè all’eventuale Resurrezione dei Corpi del dopo Apocalisse (secondo i testi originali, ci sono dei dubbi su alcune traduzioni sembra, ma il concetto pressapoco, è così). Si ha quindi, una visione completamente distorta della parola VIXI, che viene vista nel suo significato profondo come “ho vissuto”, “fatto esperienza”, “partecipato a qualcosa che mi ha arricchito spiritualmente”. Si perchè, ricordo, che quando si parla di Spiritualità, ogni esperienza negativa o positiva (persino neutra), tende a lasciare un segno nello Spirito dell’Uomo e ad arricchirlo. Alla fine, secondo me, il numero 17 per questi motivi, non è un numero funesto, ma al contrario un numero bene augurante per lo Spirito e portatore di una superstizione figlia del voler evolversi.

Non trovo sia giusto in termini culturali, spirituali o anche materiali, liquidare in maniera spicciola, la religione. C’è un episodio che mi è rimasto impresso leggendo la Torah, che porto di seguito ad esempio. Gli ebrei macellano gli animali che sono loro consentiti mangiare, tramite particolare regole, che li rendono puri. Alcune persone, vedono in questo, una sorta di “estremismo religioso” irrazionale, dettato dalla superstizione. Questo può sembrare a chi non ha letto i Libri sacri o a chi non è fedele a qualche culto. In particolar modo sto parlando dell’usanza ebraica, di togliere dall’animale il nervo sciatico, quando viene macellato. La particolare attenzione rivolta a questo nervo è dovuta all’episodio della Torah, dove Giacobbe lotta tutta la notte con un Angelo inviato dal Signore. Verso mattina l’Angelo colpisce Giacobbe e li lesiona il nervo:

Giacobbe si slogò nel suo lottare con lui. 27 Quegli disse: Lasciami andare; poiché è spuntata l’alba. Ed egli [Giacobbe] disse: Non ti lascio andare, se prima non mi be- nedici. 28 Quegli disse: Che nome hai? Ed egli disse: Giacobbe. 29 E quegli disse: Il tuo nome non suonerà più Giacobbe, ma Israel: poiché lottando con dèi e con uomini, sarai vincitore

A quel punto, come si legge, Giacobbe viene chiamato Israel, poichè lottando con dei e uomini sarà vincitore. Una svolta importante per tutta la storia biblica. Alla luce di questi fatti, penso che non sia giusto etichettare tale usanza come estrema superstizione dettata dalla religione, ma invece come un doveroso gesto di rispetto e di Fede.

Questo scritto, termina qui. Di seguito vi pubblico alcune foto di particolari del manoscritto in lavorazione. Appena possibile, ci sarà tutto un racconto completo.

manoscritto-filippo-biagioli

Manoscritto Filippo Biagioli
Manoscritto Filippo Biagioli
Manoscritto Filippo Biagioli
Manoscritto Filippo Biagioli
Manoscritto Filippo Biagioli
Manoscritto Filippo Biagioli
Manoscritto Filippo Biagioli
Manoscritto Filippo Biagioli
Manoscritto Filippo Biagioli
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japan-flagNroomから度々展示に参加しているイタリア人作家Filippo Biagioliが、新作漫画を届けてくれました。日本語版のタイトルは「退屈」です。  
日々の生活に何かが足りないと感じる時、何だか新しい事をしてみたい時、ちょっとだけ背中を押してくれる・・かも(たぶん?)
詳しくは以下をどうぞ。読んでみたい方はご一報ください。通常のFilippo作品も掲載中です。  
http://nroom-artspace.com/Filippo.html

GRAZIE MILLE.

A presto

Filippo