
La riflessione di Filippo Biagioli, fondatore dell’analphabetic art e dell’Arte Tribale e Rituale Europea.
VENEZIA / PISTOIA, 5 Maggio 2026 – Mentre la 61. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, dal titolo “In Minor Keys”, si trova travolta da un terremoto istituzionale senza precedenti — con una giuria dimissionaria, l’assenza di una cerimonia inaugurale e l’inedita delega del Leone d’Oro al “plebiscito” dei visitatori — l’artista internazionale Filippo Biagioli interviene per evidenziare come questo apparente caos sia lo specchio di un sistema ormai privo di una bussola rituale.
Il disorientamento odierno dei Giardini e dell’Arsenale richiama, per contrasto e intensità, il “caos” suscitato quasi vent’anni fa dalla partecipazione di Biagioli alla 52. Biennale del 2007. In quell’occasione, l’artista pistoiese portò la sua visione nel Padiglione della Marginalità (già Padiglione dell’Afghanistan, curato da Giuliano Arnaldi per TribaleGlobale), scuotendo le fondamenta della critica con l’irruenza dell’analphabetic art.
“Nel 2007, la marginalità era una scelta estetica e politica consapevole: un ritorno alle origini, al segno non istruito, al rito che non ha bisogno di giurie per esistere,” dichiara Biagioli dalla sua Casa Museo. “Oggi, la Biennale sembra subire una marginalità istituzionale non voluta, un vuoto di potere che trasforma l’arte in un’esperienza partecipativa quasi per disperazione. Quello che nel 2007 era avanguardia tribale e rottura dei canoni, nel 2026 è diventato il sintomo di una macchina che ha smesso di funzionare.”
Mentre Venezia cerca di navigare tra le tensioni geopolitiche e i regolamenti infranti, il percorso di Biagioli continua a tracciare una linea netta verso la riscoperta dell’Arte Tribale e Rituale Europea. La sua partecipazione del 2007 non fu solo un evento espositivo, ma l’atto fondativo di un linguaggio che oggi, nel pieno del collasso delle gerarchie artistiche tradizionali, appare più attuale che mai.
La gestione della sua Casa Museo e la conservazione di opere come l’arazzo “La leggenda della Grigna” (collezione Museo Setificio Monti) o il “Leggendario della Valnerina” (Museo della Canapa), testimoniano una stabilità che l’istituzione veneziana sembra aver smarrito.
Per informazioni e contatti stampa:
Casa Museo dell’Opera di Filippo Biagioli
