
- Artista: Filippo Biagioli
- Dimensione: 23 cm × 16 cm x 3,5 cm
- Materiali: alcantara, carta rituale fatta a mano, vernice.
- Anno: 2014
- Collezione: Biblioteca Gabinetto dei disegni e delle stampe degli Uffizi
Archiviazione Wikidata: Compendio delle Arti Tribali Europee
Descrizione
C’è un momento, nel percorso di un artista, in cui la ricerca individuale incontra la storia. Per Filippo Biagioli, questo momento è suggellato dall’ingresso del suo “Compendio delle Arti Tribali Europee” nella prestigiosa Biblioteca del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi di Firenze (che conta ad oggi un nucleo di 4 Libri Rituali). Non si tratta solo di un’accoglienza istituzionale, ma del riconoscimento di una visione: l’idea che l’Europa, sotto la sua veste moderna e razionale, custodisca ancora un cuore antico, pulsante e indissolubilmente “tribale”.
Un’opera-feticcio: la materia del rito
Il Compendio, realizzato nel 2014, sfida la definizione classica di “libro”. È, a tutti gli effetti, un oggetto rituale di 23x16x3,5 cm circa. La sua genesi risale all’agosto del 2013, quando Biagioli ha fabbricato a mano la carta utilizzata per le pagine. Non è carta comune: è un impasto di cellulosa, aceto e incenso, materiali scelti per la loro valenza simbolica e purificatrice. Il risultato è un supporto materico, irregolare, che sembra emerso da uno scavo archeologico o dal fondo di un baule sciamanico.
La filosofia: il Vecchio Continente e la memoria archetipica
Nelle prime pagine del volume, Biagioli traccia un vero e proprio manifesto. L’autore ci ricorda che l’uomo contemporaneo ha perso il “sacro legame con le terre, le radici, le pietre”. Il Compendio nasce dunque come un “urlo liberatorio” per recuperare quella memoria che ancora si muove dentro di noi.
Attraverso una grafia che si fa incisione e un uso sapiente dei colori primordiali (il nero della terra e il rosso del sangue e del fuoco), l’artista esplora l’Arte Tribale Europea, definendola “figlia di bisogni antichi”. È una ricerca che non guarda all’estetica fine a se stessa, ma alla funzione dell’arte come ponte tra l’uomo e l’ignoto.
Il Bestiario Simbolico
Sfogliando l’opera, ci si imbatte in figure totemiche descritte con un linguaggio che fonde antropologia e visione onirica:
- Il Serpente: Rappresentato come “simbolo dello psichismo oscuro” e “trasformatore della natura dell’uomo”, un animale di luce e oscurità al tempo stesso.
- Il Pesce: Legato al “rito dell’acqua”, simbolo di Cristo, ma anche di fertilità e morte, utilizzato come talismano propiziatorio.
- Ananta: La figura macrocosmica che “sorregge il mondo”, richiamo alla stabilità e al riassorbimento ciclico dell’universo.
Perché Firenze e perché gli Uffizi
L’accoglienza di quest’opera nella collezione degli Uffizi è un segnale potente. In un luogo che celebra la perfezione del segno rinascimentale, l’opera di Biagioli porta la forza dirompente dell’Art Brut e del tribalismo. Ci ricorda che il disegno non è solo proporzione, ma anche rito, identità e spirito.
Biagioli si conferma un “custode” di memorie dimenticate. Il suo Compendio non è solo da guardare, è da ascoltare: è la voce di un’Europa che non ha mai smesso di essere tribale e che, attraverso queste pagine, ritrova finalmente la sua collocazione tra i grandi tesori della nazione.
Dati dell’opera:
- Titolo: Compendio delle Arti Tribali Europee
- Autore: Filippo Biagioli
- Anno: 2014 (Carta rituale del 2013)
- Collezione: Biblioteca del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi