In foto: L’Art Brut contro la sezione aurea. Opera di Filippo Biagioli, collezione comunale Cosio D’arroscia.
Premessa
La sezione aurea, mi ha sempre dato un grandissimo fastidio. Non perchè esiste, in natura esiste ed è veramente perfetta. E’ ciò che possiamo chiamare la sezione della Divinità. Purtroppo, gli “studiosi” l’hanno attribuita a ogni capolavoro artistico per secoli. Per esempio interi edifici, dipinti di Leonardo o caravaggio e tanto altro. Spesso la sezione aurea viene usata a sproposito, senza vera conoscenza.
Come Artista Rituale, esperto di Proporzioni Sacre: la sezione aurea è solo un gioco matematico, non Divino (salvo in Natura).
Cos’è la sezione aurea
La sezione aurea, spesso indicata con la lettera greca phi (Φ), è un numero irrazionale approssimativamente uguale a 1,618. Questo rapporto matematico, in cui il rapporto tra la somma di due quantità e la quantità maggiore; è uguale al rapporto tra la quantità maggiore e la quantità minore; è ammirato per presunta bellezza e armonia.
Una presenza onnipresente
Dalle spirali delle conchiglie di nautilus alle proporzioni del corpo umano; la sezione aurea sembra manifestarsi in innumerevoli aspetti del mondo naturale. Le foglie si dispongono lungo i rami secondo schemi che riflettono questo rapporto; i petali dei fiori spesso si presentano in numeri di Fibonacci (una sequenza strettamente legata alla sezione aurea); persino la disposizione dei semi in un girasole segue una spirale logaritmica basata su phi.
L’impronta nell’arte e nell’architettura
Gli artisti e gli architetti, fin dall’antichità, hanno consapevolmente o inconsapevolmente incorporato la sezione aurea nelle loro creazioni. Si ritiene che le proporzioni di capolavori come il Partenone nell’antica Grecia; le piramidi egizie siano state influenzate da questo rapporto. Nel Rinascimento, artisti come Leonardo da Vinci e Michelangelo utilizzarono la sezione aurea per creare composizioni visivamente equilibrate e armoniose. La “Monna Lisa” di Leonardo e “L’Ultima Cena” sono spesso citate come esempi dell’applicazione di queste proporzioni.
Oltre l’estetica: la scienza e la percezione
Mentre l’attrattiva estetica della sezione aurea è ampiamente riconosciuta; la sua esatta influenza sulla percezione umana della bellezza è ancora oggetto di dibattito. Alcuni ricercatori suggeriscono che il nostro cervello sia naturalmente predisposto a trovare gradevoli le proporzioni; che si avvicinano alla sezione aurea. Altri sostengono che la sua presenza in natura e nell’arte sia più una coincidenza; o una tendenza umana a trovare schemi dove non ce ne sono.
Il fascino
Indipendentemente dalla sua spiegazione scientifica, la sezione aurea continua a ispirare e affascinare. Che sia un principio fondamentale dell’universo o un semplice strumento estetico; la sua persistenza nel tempo e nelle culture è una testimonianza del suo fascino duraturo.
La sezione aurea esiste in natura, ma nell’arte viene citata senza motivo. Vediamo perchè.
La Sezione Aurea nell’Arte: Un Mito Persistente o una Verità Nascosta?
L’idea che i grandi maestri del passato abbiano consapevolmente e sistematicamente utilizzato la sezione aurea (il rapporto irrazionale Φ≈1.618) per raggiungere l’armonia e la bellezza nelle loro opere d’arte è una narrativa affascinante e ampiamente diffusa. Spesso vengono presentati esempi visivi, come quelli nel collage sotto pubblicato, dove spirali e griglie dorate sono sovrapposte a capolavori rinascimentali e barocchi, suggerendo una perfetta corrispondenza. Tuttavia, un’analisi più approfondita rivela che l’applicazione della sezione aurea in questi contesti è spesso più un’interpretazione a posteriori che un principio di progettazione intenzionale.

Potete notare in tutti e quattro i capolavori che la sezione aurea è stata fatta partire nei punti più comodi per dimostrare qualcosa che non esiste. L’esempio più lampante è sulla “Dama con l’ermellino”. La sezione parte a caso su un punto dello sfondo, gira per il quadro senza che la sua linea tocchi punti importanti. Nella “Gioconda” succede lo stesso. Una proporzione matematica Divina, deve partire dal punto più importante dell’Opera e poi nel percorso che compie, sviluppare l’intero disegno. Qui è palesemente messa a cazzo. Chi lo nega è perchè non vuol ammettere di essersi sbagliato.
La Sfida della Dimostrazione:
Il problema principale nel dimostrare l’uso deliberato della sezione aurea sta nella sua natura flessibile. Essendo un rapporto, può essere trovato in molteplici divisioni e proporzioni all’interno di un’opera. Quando si sovrappongono griglie o spirali dorate a un dipinto, è relativamente facile trovare punti di corrispondenza, specialmente in opere complesse con molti elementi. Questo non significa necessariamente che l’artista abbia calcolato o disegnato l’opera con quel rapporto in mente.
Contesti Storici e Teoria Artistica:
Per quanto riguarda i dipinti rinascimentali e barocchi, come quelli di Leonardo, Raffaello e Caravaggio, le prove storiche e i trattati d’arte dell’epoca non supportano l’idea di un uso diffuso e rigoroso della sezione aurea. Gli artisti del Rinascimento erano certamente interessati alle proporzioni e all’armonia, attingendo spesso alle teorie classiche e agli scritti di Vitruvio. Tuttavia, i rapporti matematici a cui facevano riferimento erano spesso numeri interi semplici, come 1:2 o 2:3, considerati più facili da applicare e più “perfetti” nella loro armonia.
Luca Pacioli, amico di Leonardo, scrisse il “De Divina Proportione” (1509) che esplorava la sezione aurea, ma l’impatto pratico di questo testo sulla pittura del suo tempo è dibattuto. È più probabile che gli artisti si affidassero al loro “occhio” e al senso estetico per raggiungere l’equilibrio e la composizione desiderata, piuttosto che a calcoli matematici precisi di Φ.
Interpretazioni Moderne e Retrofitting:
Molte delle “scoperte” della sezione aurea nei capolavori classici sono il risultato di analisi moderne che cercano di applicare a posteriori principi matematici a opere esistenti. In altre parole, si parte dalla conclusione (che la sezione aurea sia presente) e si cercano poi le prove che la supportino, ignorando le discordanze o le approssimazioni. Questo processo, noto come “retrofitting”, può portare a conclusioni fuorvianti.
Ad esempio, nel “David” di Caravaggio, la spirale aurea può sovrapporsi a certi elementi, ma la composizione complessiva è dettata dalla drammaticità e dall’espressività, non da una rigida aderenza a proporzioni matematiche. Analogamente, nella “Monna Lisa” o nella “Dama con l’ermellino”, le curve e le linee possono evocare una spirale o un rettangolo aureo, ma non ci sono prove concrete che Leonardo abbia misurato ogni elemento con questo rapporto in mente. Le variazioni e le deviazioni sono spesso significative.
La Sezione Aurea: Un Principio Estetico Piuttosto che un Metodo di Costruzione:
È più plausibile che la sezione aurea, se presente, sia il risultato di un’intuizione estetica degli artisti, che gravitavano naturalmente verso proporzioni che trovano gradevoli all’occhio umano. La bellezza può essere percepita in schemi che si avvicinano a Φ anche senza una consapevole applicazione matematica. In questo senso, la sezione aurea potrebbe essere vista come una descrizione di una tendenza estetica piuttosto che una regola di costruzione prescrittiva.
In conclusione, mentre la sezione aurea è innegabilmente un rapporto affascinante che si trova in natura e in alcuni disegni umani, la sua onnipresenza e la sua applicazione rigorosa nelle grandi opere d’arte del passato sono spesso più un mito romantico che una realtà storica documentata. Le sovrapposizioni visive possono essere suggestive, ma la vera bellezza e il potere di questi dipinti risiedono nella maestria degli artisti, nella loro capacità di esprimere emozioni e narrazioni, e nella loro intuizione per l’equilibrio e la composizione, piuttosto che in una pedissequa aderenza a un singolo rapporto matematico.
