GrØzie è woke? È un modello linguistico… o altro?

GrØzie è woke? È un modello linguistico… o altro?

Premessa

Appare una pubblicità su facebook di un noto marchio e campeggia la parola “GrØzie”. Nei commenti molti si chiedono cosa voglia dire. Moltissimi la scambiano per una di quelle parole “Woke”. Io rispondo a un commentatore, dicendoli che:

“per me tutte le persone sono uguali (escluso dɯnɹʇ), ma che questo estremismo woke, proprio non lo capisco”. Ho avuto varie risposte. La più varipinta è stata quella di un “intellettuale” (nel vero senso della parola, perchè così lui si definisce), che mi dà del COGLIONE, dell’analphabeta funzionale e che noi di destra siamo tutta merda. Io non ho risposto, figuriamoci se mi metto a discutere con un imbecille, ma:

1 “di destra” tu lo dici ar budello di tu mà

2 “COGLIONE” ar becco di tu pà

3 e “analphabeta funzionale” più che altro sarai te, che non hai capito nulla di quello che ho scritto, visto che ho detto “per me le persone sono tutte uguali…

Alla fine arriva uno psicologo, mi si mette a ridere e mi dice che “peccato non sia woke”. Io mi accorgo di aver sbagliato e rispondo “ah ok” ridendo imbarazzato. Era un trend di tiktok ( e su questo dovremmo scrivere un’altro articolo…)

La colpa

Colpa mia sicuro, ho risposto troppo in fretta senza informarmi. Ma poi mi son domandato: “perchè son caduto in questo fraintendimento?

Dunque, andiamo a vedere, per grandi linee, di cosa stiamo parlando:

La “filosofia woke” è un termine che è diventato molto diffuso negli ultimi anni, ma il suo significato può essere un po’ confuso perché viene usato in modi diversi e a volte contrastanti.

In termini molto semplici, “woke” significa essere svegli o consapevoli riguardo alle ingiustizie sociali.

Ecco i punti chiave per capirla:

  • Origine: Il termine viene dall’inglese “woke”, participio passato di “wake” (svegliarsi). Nasce nella comunità afroamericana per indicare la consapevolezza della discriminazione razziale e delle ingiustizie sistemiche.
  • Espansione: Col tempo, il significato si è esteso per includere la consapevolezza su altre forme di ingiustizia e disuguaglianza, come quelle basate su:
    • Genere (femminismo, diritti LGBTQ+)
    • Classe sociale
    • Religione
    • Disabilità
  • Obiettivo: Chi si definisce “woke” (o viene etichettato così) cerca di identificare e sfidare le strutture di potere e i pregiudizi che storicamente hanno svantaggiato certi gruppi di persone. Questo include la lotta contro il razzismo, il sessismo, l’omofobia, la transfobia e altre forme di discriminazione.
  • Concetti correlati: Spesso, la filosofia woke è associata a concetti come:
    • Giustizia sociale: l’idea che tutti dovrebbero avere pari diritti e opportunità.
    • Privilegio: riconoscere che alcune persone beneficiano di vantaggi non meritati semplicemente per la loro appartenenza a un certo gruppo (es. essere bianchi, maschi, eterosessuali).
    • Inclusività: promuovere ambienti e linguaggi che rispettino e valorizzino tutte le identità.
    • Cancellazione (cancel culture): Questo è un aspetto più controverso e dibattuto, dove si cerca di boicottare o “cancellare” figure pubbliche o istituzioni percepite come non allineate ai valori woke o responsabili di comportamenti offensivi.

Perché è controversa?

La filosofia woke è spesso oggetto di dibattito e critica. Alcuni la vedono come un passo essenziale verso una società più giusta ed equa. Altri la criticano perché ritengono che:

  • Sia troppo divisiva o dogmatica.
  • Porti a un’eccessiva “politically correctness”.
  • Faccia sentire in colpa chi ha dei “privilegi”.
  • Limiti la libertà di espressione (specialmente in relazione alla cancel culture).

In sintesi, la filosofia woke, nel suo nucleo, è l’idea di essere consapevoli e attivi nel combattere le ingiustizie sociali e le discriminazioni, cercando di costruire una società più equa e inclusiva per tutti.

La scelta dei pronomi con cui una persona si identifica, rientra nella filosofia woke?

Sì, assolutamente. La scelta dei pronomi con cui una persona si identifica rientra pienamente nella filosofia woke.

Ecco perché:

La filosofia woke, come spiegato prima, si concentra sull’essere consapevoli e attivi nel combattere le ingiustizie sociali e le discriminazioni, cercando di costruire una società più equa e inclusiva per tutti.

Riconoscere e rispettare i pronomi scelti da una persona (come “lui/lei”, “essi/loro” per persone non binarie, o altri pronomi neutri) è un aspetto fondamentale dell’inclusività e del rispetto dell’identità di genere.

Perché è un aspetto “woke”?

  • Riconoscimento dell’identità: Le persone transessuali, non binarie e di altre identità di genere non-conformi hanno lottato a lungo per il riconoscimento e il rispetto della propria identità. Usare i pronomi corretti è un modo per affermare la loro esistenza e validare chi sono.
  • Lotta alla discriminazione: Non usare i pronomi scelti da una persona (fare il “misgendering”) è spesso percepito come una forma di irrispetto o addirittura di microaggressione, che può contribuire a creare un ambiente ostile e discriminatorio.
  • Inclusione linguistica: L’attenzione ai pronomi spinge a una maggiore consapevolezza su come il linguaggio possa essere più inclusivo, riflettendo la diversità delle identità di genere esistenti.
  • Decostruzione delle norme: Riconoscere che non tutti si identificano come maschio o femmina (e quindi con i pronomi binari “lui” o “lei”) sfida le norme sociali tradizionali sul genere, che sono spesso percepite come oppressive o limitanti per coloro che non vi rientrano.

In sintesi, l’attenzione ai pronomi è un esempio concreto di come la filosofia woke promuova la giustizia sociale e l’equità per i gruppi marginalizzati, in questo caso le persone la cui identità di genere non rientra nelle categorie binarie tradizionali. Si tratta di un passo verso la creazione di spazi e interazioni che siano rispettosi e accoglienti per tutti.

Sunto

Tutto questo caldeggiare nuove filosofie più egualitarie, inclusive, di giustizia sociale ecc, ha portato a un cambiamento molto importante nel linguaggio scritto. Già di per sè, esso era sotto attacco con l’estremo uso di emoticon, di “dialetti” e tanto altro, ora è proprio sotto stress. Avendo a che fare con uomini e donne di tutte le età, non nego, molto spesso di usare un vocabolario emoticon per tiuscire a capire cosa c’è scritto fra le righe di un messaggio. Per esempio, una volta mi scrivevano:

Caro artista… e iniziava la mail…

ora

Caro artist*

Care/i artistə (chi vuol conoscere la “ə” può cliccare qui)

Car artista,*

e così via, per moltissime altre parole che dovrebbero storpiandole a questo modo diventare inclusive e rispettose dell’identità di genere. Quindi è facile cadere in errore, quindi è facile capire che tutto l’estremismo woke, non porta all’uguaglianza o alla giustizia, porta solo a una grande confusione. Nella confusione i furbi diventano sempre più forti e i coglioni rimangono coglioni che danno dei coglioni a tutti quelli che non la pensano come loro, per giunta non capendo una fava di ciò che hanno letto. Che mondo meraviglioso!

Filippo Biagioli